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TARI 2017: il rimborso è può essere chiesto mediante istanza. La disciplina della TARI e i chiarimenti del MEF sul problema dei rincari del tributo.

La TARI, introdotta dalla legge n. 147 del 2013 (Legge di stabilità 2014), insieme con IMU (Imposta Municipale Propria) e TASI (Tassa sui Servizi Indivisibili), fa parte dell’IUC (Imposta Unica Comunale). La tassa sui rifiuti (TARI) rappresenta il tributo il cui gettito va a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, secondo quanto previsto dall’art 1 comma 642, è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte idonee a produrre i rifiuti urbani.

Da dove nasce il problema degli indebiti rincari TARI

Si è sempre più spesso parlato negli ultimi giorni della tematica degli indebiti rincari TARI. Il tema, ricordiamo, ha indotto il Parlamento italiano ad aprire un’interrogazione parlamentare; spinto i sindaci dei comuni interessati a venire incontro ai contribuenti, sbloccando la strada di rimborsi; e per ultimo, il Ministero dell'economia e delle finanze, a pubblicare una circolare con cui chiarisce la questione e fornisce le indicazioni per richiedere il rimborso di quanto pagato in eccesso. La problematica degli indebiti rincari TARI, ha riguardato l’erronea ripetuta applicazione della quota variabile di cui la tariffa si compone. In particolare i Comuni, per determinare l’ammontare di tributo TARI cui un singolo contribuente è tenuto, avrebbero dovuto applicare la quota variabile una sola volta, anche ove l’immobile abitativo presentasse pertinenze detenute dal contribuente stesso. 

 

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TARI: GUIDA DEFINITIVA per richiedere il RIMBORSO

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Come è possibile richiedere il rimborso

Il contribuente che ritenga di aver indebitamente pagato un quantum di imposta superiore a quanto dovuto, potrà richiedere il rimborso, presentando istanza di rimborso ex. art 38 D.P.R. n. 602/1973.

Precisando che, l’istanza di rimborso potrà riguardare solo la TARI pagata a partire dal 2014 e che il termine per presentare l’istanza si prescrive entro 5 anni dal pagamento degli importi non dovuti, la stessa non è soggetta a particolari formalità, come chiarito dal MEF. È tuttavia opportuno che all’interno della stessa siano riportati:

  • i dati sensibili del contribuente (che richiede il rimborso);
  • il periodo per il quale il rimborso è richiesto;
  • il vincolo giuridico che lega il contribuente all’immobile;
  • i dati catastali riferiti all’immobile principale e alle pertinenze ad esso annesse, in relazione alle quali è stata erroneamente applicata la quota variabile della tariffa.

L’istanza di rimborso dovrà essere presentata dal contribuente, a mezzo PEC o raccomandata A/R, direttamente alla società privata che, all’epoca in cui risale il tributo oggetto di contestazione gestiva l’entrata; nell’eventualità (probabile) in cui la suddetta società non esiste più, l’istanza dovrà essere proposta (congiuntamente) nei confronti della nuova società di gestione e del Comune. A seguito di tale procedura, potrà verificarsi che:

  • Al contribuente sia riconosciuto il rimborso;
  • Al contribuente sia notificato un provvedimento di diniego; in tal caso il contribuente che voglia proseguire per il recupero delle somme non dovute, potrà servirsi dello strumento del ricorso entro 60 giorni dalla notifica del diniego;
  • Al contribuente non sia riconosciuto né il rimborso né gli sia comunicato Alcun provvedimento di diniego; in tal caso il contribuente potrà procedere giudizialmente per il recupero delle somme, mediante ricorso da presentarsi dopo 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza.