VERSAMENTI O PRELIEVI SUL CONTO: COSA CONTROLLA IL FISCO;

Controlli fiscali sul conto corrente dei contribuenti: le regole per lavoratori dipendenti, disoccupati, professionisti e imprenditori.

Breve Premessa: Si sente spesso parlare di controlli fiscali sul conto corrente ed in molti giustamente li temono, vista la posizione di svantaggio in cui si trova il contribuente nel momento in cui deve difendersi. Fortunatamente le verifiche indiscriminate e preventive sono vietate. Inoltre la legge pone alcuni limiti oltre i quali l’Agenzia delle Entrate non può andare, definendo quali contribuenti e quali attività possono essere accertate. In generale, per dormire sonni tranquilli, bisognerebbe evitare le operazioni sospette o quelle la cui regolarità, anche a distanza di anni, non può essere documentata. In ogni caso è possibile stabilire in anticipo quali sono le operazioni sul conto che possono essere soggette a controlli – se cioè versamenti o prelievi o entrambi – e quali tipi di contribuenti sono a rischio. In merito poi ai professionisti, la Cassazione ha mostrato interpretazioni alterne, a volte in contraddizione con sé stessa. In questo articolo chiariremo, in modo semplice e schematico.

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Per i lavoratori dipendenti, disoccupati e, in generale, qualsiasi altro tipo di contribuente i controlli sul conto corrente possono riguardare solo i versamenti in contanti e i bonifici bancari. Non si possono controllare invece i prelievi di soldi effettuati allo sportello o al bancomat.

L’Agenzia delle Entrate non potrà mai chiedere a un lavoratore assunto da un’azienda per quale ragione ha prelevato, tutto in una volta, duemila euro dal conto corrente o perché lo ha chiuso ritirando in contanti quanto c’era dentro. Allo stesso modo non potrà chiedergli per quale ragione ha deciso di bonificare una parte consistente dei risparmi dal proprio conto a quello della moglie.

 

“I bonifici ricevuti da familiari non devono essere giustificati poiché si presume che rientrino nelle normali liberalità che si fanno tra consanguinei”.

Diverso però è il discorso se il contribuente riceve un accredito dal conto di un estraneo o di un parente “alla lontana” non convivente. In questo caso, bisogna poter dimostrare al fisco qual è la ragione di tale pagamento: non è cioè l’Agenzia delle Entrata a dover provare che si tratta, ad esempio, di un canone di affitto in nero o della vendita di un bene senza fattura (lo può semplicemente presumere); è invece il titolare del conto tenuto a dimostrare – e deve farlo solo con documenti – che si tratta di donazioni o di redditi esenti (ad esempio un risarcimento del danno, una vincita al gioco).

Stesso discorso dei bonifici riguarda anche i versamenti di contanti: se risulta dall’estratto conto che il contribuente ha, in una determinata data, versato sul proprio conto una somma di denaro dovrà provare – fino a cinque anni dopo – qual è la ragione (ossia la fonte) della disponibilità di tale denaro.

Importante: In sintesi, tutti i contribuenti che non siano autonomi, imprenditori o professionisti sono sottoposti ai controlli fiscali solo nel caso di versamenti sul conto e non di prelievi.

  • Consiglio a titolo puramente amichevole di stare attenti ai versamenti “segnate sempre un ragionevole motivo”. In quanto il giustificato versamento annulla i problemi del prelevamento.

 

Controlli sui CONTI CORRENTI DEI PROFESSIONISTI

Per i professionisti il discorso è diverso. A fronte di un primo orientamento secondo cui non sono possibili i controlli tanto sui prelievi quanto sui versamenti di contanti sul conto corrente [1] (resterebbero però salvi i controlli sui bonifici ricevuti), ce n’è un secondo che, invece, equipara i professionisti ai dipendenti. Secondo quest’ultimo orientamento, di quest’anno dalla Cassazione [2], il contribuente deve essere pronto a dimostrare l’origine della somma versata in caso di richiesta di chiarimenti da parte del fisco. Richiesta peraltro che arriva direttamente con un accertamento fiscale visto che all’Agenzia delle Entrate è dato presumere che si tratti di somme frutto di evasione qualora non trovino riscontro nella dichiarazione dei redditi o nelle fatture emesse. È visto che, in questi casi, non è previsto un contraddittorio preventivo, l’interessato dovrà difendersi davanti al giudice.

Per quanto riguarda i prelievi, invece, i professionisti sono liberi da qualsiasi controllo in quanto tenuti a una contabilità semplificata. Quindi, l’Agenzia delle Entrate non può chiedere all’avvocato, al medico o all’ingegnere la ragione per cui ha preso dal proprio conto 10mila euro in contanti e qual è lo scopo o il destinatario dei soldi. Ad affermare per prima questo principio è stata la Corte Costituzionale [3] la quale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che, invece, consente i controlli sui prelievi nei confronti degli imprenditori e che ne aveva esteso l’applicazione anche ai professionisti [4]. La Consulta ha infatti ritenuto tale disposizione contraria al principio di ragionevolezza e di capacità contributiva: è «arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati a un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito».

  • Raffermo la mia posizione, sulla base che dopo aver giustificato un versamento tutti i problemi relativi al prelevamento decadono.
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Finiamo con gli imprenditori. Per questi ultimi, il regime è completamente diverso e i controlli sono molto più ampi.

Resta innanzitutto fermo il controllo sui versamenti di contanti e sui bonifici ricevuti.

Quanto invece ai prelievi di denaro dal conto, essi devono sempre trovare una conferma nella contabilità che, in questo caso – a differenza dei professionisti – deve essere analitica; il che significa che sono ben possibili i controlli fiscali e il prelievo non dimostrato si considera rivolto all’evasione (pertanto sarà tassato). La legge consente però un minimo margine di manovra per le piccole spese (si pensi alla cancelleria): non scatta quindi la presunzione di evasione se il prelievo non supera mille euro al giorno e comunque non oltre 5mila euro in un mese.

  • Ricordo sempre che la base da cui partire e la giustificazione veritiera e riscontrabile dei versamenti.

Controlli sui CONTI CORRENTI DEGLI IMPRENDITORI

Conclusioni: In merito a questo controverso argomento, nella mia esperienza Aziendale, posso dire che giustificando i versamenti in modo chiaro e veritiero con documentazione adeguata, quasi tutti i problemi relativi al prelevamento scompaiono e/o in caso di accertamento possono essere risolti con la documentazione. L’interesse di un accertamento è quello di dimostrare la legittima provenienza dei capitali ed il pagamento delle relative imposte.

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Controlli sui CONTI CORRENTI DEI LAVORATORI DIPENDENTI e DISOCCUPATI